ImageL’Associazione Consumatori Siciliani sprime la propria preoccupazione per l’invio da parte del Commissario per i rifiuti di una diffida a tutti i Comuni della Sicilia...

ImageL’Associazione Consumatori Siciliani presieduta dal pattese Nicola Calabria attraverso un comunicato stampa esprime la propria preoccupazione per l’invio da parte del Commissario Regionale per i rifiuti in Sicilia avv. Crosta di una diffida a tutti i Comuni della Sicilia, all’Assessorato Regionale alla Famiglia, alle Province Regionali e alle Prefetture.

“La diffida inoltrata alla fine di giugno, scrive Nicola Calabria, prevede l’istituzione di un capitolo di spesa nel proprio bilancio relativo all’intervento sussidiario ai sensi del comma 17 dell’art. 21 della L.R. n.19/05 determinato sulla base della previsione che dovrà fare la società d’ambito in merito a temporanee carenze di liquidità dovute alla mancata riscossione” e come se ciò non bastasse continua Calabria “un ulteriore intervento relativo all’intervento sussidiario ai sensi del comma 17 dell’art. 21 della L.R. 19/05, determinato sulla base della previsione che dovrà la società d’ambito in merito alla quota di tariffa inesigibile.

Quello che si sta chiedendo ai comuni, scrive Calabria, è di ripianare i debiti delle ATO in Sicilia che ammontano a centinaia di miliardi delle vecchie lire senza curarsi minimente di verificare i disservizi e i servizi non resi alle comunità come la raccolta differenziata, il porta a porta, il compostaggio.

La gravità della diffida” continua il presidente dell’associazione comisumatori, è che se entro dieci giorni dalla ricezione del documento i Comuni non ottemperano a quanto disposto dall’Agenzia regionale per i rifiuti saranno avviati i commissari la cui spesa sarà totalmente a carico del soggetto inadempiente. L’invio dei commissari e la creazione dei capitoli di spesa per far fronte ai debiti delle ATO, spiega Calabria, potrebbe avere come conseguenza il dissesto finanziario dei piccoli comuni con gravi conseguenze non solo sull’economia locale ma anche sul piano occupazionale”.

La politica a favore delle ATO in Sicilia, secondo Calabria, rischia di mettere in crisi i comuni con conseguenze inimagginabili. Ciò che oggi non si riesce a capire è di capire perché non si sono ridotti le ATo da 27 a 14 come previsto dall’ultima finanziaria e l’insistenza a mantenere in vita questi carrozzoni politici che si sono rivelati fallimentari.

Ci auguriamo che i Sindaci riescano a trovare quelle soluzioni politiche che evitino il commissariamento dei comuni ma soprattutto la beffa visto che si dovrebbero pagare servizi mai resi. Da tre anni l’Associazione sta denunciando i disservizi, alle autorità competente senza ancora ricevere alcuna risposta e lasciando che questa situazione degenere continuamente con effetti disastrosi sui cittadini. Non escludiamo come Associazione, scrive Nicola Calabria, la possibilità di presentare ulteriori esposti per truffa, come anche di organizzare una manifestazione in piazza contro la gestione allegra e disastrosa delle ATO e nel caso del commissariamento di occupare i Consigli Comunali nella speranza che il silenzio delle istituzioni si traduca in risposte concrete al problema.

In questo momento grave e delicato ritengo necessario, continua Nicola Calabria, sostenere e stimolare i sindaci a trovare una soluzione politica al problema al di là dei partiti e degli schieramenti. Devono essere i primi cittadini a tutelarci nelle sedi opportune consapevoli che le loro scelte avranno ripercussioni elettorali e politiche e soprattutto far svegliare i Consigli Comunali i quali non solo sono stati esautorati nelle loro funzioni, ma oggi appaiono incapaci e impotenti dinnanzi al problema. I sindaci hanno bisogno di sentire la voce dei Consigli Comunali e quella dei cittadini per porre in atto azioni forti e concrete per il bene della collettività.

Occorre un intervento forte del Prefetto del Presidente della Provincia e dei deputati regionali, conclude Calabria, per scansare il commissariamento dei Comuni ma soprattutto per evitare di stremare ancor di più i meno abbienti. I cittadini dopo due anni vogliono risposte perché sono stanchi delle chiacchiere e di dover pagare ingiustamente servizi non resi.”.

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