ImageLe due settimane che precedono il Natale sono un momento di vero stress. Tredici giorni che si traducono in 288 ore di shopping, quattro ore per impacchettare i regali, tre ore di decorazione della casa, nove ore di lavoro ai fornelli e undici ore per riportare l'abitazione alla decenza ...

Altro che dolci canti, candida neve e profumo di biscotti appena sfornati, il Natale è puro stress, come dimostra un recente sondaggio, riportato dal "Times" londinese, secondo il quale ciascuno di noi impiega in media 13 giorni l'anno nella "messa a punto" di questo complesso rituale sociale, costellato di convenzioni da rispettare e insidie da evitare.

Tredici giorni che si traducono in 288 ore di shopping, quattro ore di impacchettatura dei regali, tre ore di decorazione della casa, nove ore di lavoro ai fornelli e undici ore di pulitura del caos prodotto da amici e parenti, come scrive Phillip Hodson, dell'Associazione britannica di psicoterapia.

Le "vittime" tipo di questo evento stressante si dividono secondo il dottor Hodson in due categorie: chi ha tempo ma un budget limitato, sia in termini di risorse economiche che di energie, e viceversa chi non ha tempo ma può ragionevolmente contare su un budget più solido, da tutti i punti di vista. Il primo passo, secondo l'esperto, sta nell'individuare in quale categoria si ricade. Per minimizzare il danno basterebbe una corretta gestione del problema-Natale, una supervisione che permetta di non farsi travolgere dall'evento. 

ImageLo stress si produce quando vogliamo fare più di quanto è realisticamente alla portata delle nostre possibilità, sia in termini di spesa che in termini di impiego di energie. "Se è il tempo quello che vi manca, ma il budget non è un problema, toglietevi innanzitutto dalla testa che siete obbligati a impersonare il ruolo del Babbo Natale ideale", osserva lo psicologo. Le cose funzionano esattamente come al lavoro: si deve fissare un tetto sul quale misurare gli obblighi da assolvere. Per esempio dire: io preparo il tacchino ma non mi occupo del vino, servo il pranzo ma dopo ho diritto a un sonnellino di un'ora, e se tu, tu e tu non vi offrite volontari per sparecchiare e caricare la lavapiatti, non preparo la cena per tre giorni. Il punto è tenere a bada la "mente inconscia", l'io irrazionale che costituisce la massima parte della nostra dimensione emotiva, che quando ci sentiamo troppo pressati tende a manifestarsi in modo negativo, persino distruttivo, e sempre imprevedibile.

Ma anche in presenza di disponibilità da vendere, non è detto che bisogna proprio regalarla: "Mandate al diavolo il perfezionismo ed orientatevi su quello che è adeguato", consiglia lo psicologo. Per esempio, comunicare agli ospiti che l'ora del pranzo si aggirera' fra l'una e le tre è già un passo nella direzione giusta per stemperare la tensione. Se serve mettete su la vostra musica preferita, mentre lavorate; schiacciate un pisolino tra una corvé e l'altra; imponetevi una passeggiata tutti i giorni. Stringete patti di ferro sulle ore in cui la televisione puoò restare accesa, su quando e quanto a lungo è consentito giocare a carte o a Mercante in fiera, se si andrà a messa, dove e con chi. Per ogni incombenza sgradevole, assicuratevi che ci sia una piccola 'ricompensa' per voi. Quanto al resto della famiglia, può essere utile ignorare i comportamenti inopportuni e ricompensare con un bel sorriso quelli positivi. E se i vostri parenti nel resto dell'anno sono tremendi, perche' aspettarsi che a Natale si comportino diversamente dal consueto? Smettetela di voler fare felici tutti: è umanamente impossibile. Se poi siete vincolati a un bilancio economico ridotto all'osso, tenete presente che i vostri figli del Natale ricorderanno se si sono sentiti amati o no: e i regali, con questo, c'entrano ben poco.

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