Si tratta dell'urologo barcellonese trovato morto a Viterbo nel 2004, che secondo i familiari venne ucciso dalla mafia per nascondere determinati fatti.

Nei giorni scorsi gli studenti del “Borghese-Faranda” di Patti, nell’ambito delle iniziative didattico-culturali portate avanti dall’istituto, hanno incontrato lo scrittore Luciano Mirone, autore del libro “Un suicidio di mafia: la strana morte di Attilio Manca”, il medico urologo di Barcellona Pozzo di Gotto trovato morto nella sua casa di Viterbo il 12 febbraio del 2004, la cui morte secondo l’indagine portata avanti dalla locale procura è stata catalogata come suicidio. All’incontro, organizzato dalle docenti Lucia Scolaro e Pina Giancola, hanno partecipato anche Angela Manca , mamma del giovane urologo, il fratello Gianluca, e lo scrittore di “Le vene violate” Luciano Armeli.

Secondo la tesi portata avanti dalla famiglia dell’urologo, il medico fu ucciso dalla mafia poiché era tra coloro che sapevano di un intervento cui si era dovuto sottoporre il boss mafioso Bernardo Provenzano, tenutosi a Marsiglia, ed effettuato da un’equipe medica nella quale vi era anche Manca. A mettersi in contatto con il medico siciliano ci avrebbe pensato la mafia barcellonese, in stretto legame con le famiglie mafiose palermitane, tanto da offrire copertura alla latitanza, in una località sicura del barcellonese, al boss Bernardo Provenzano.

Ad aprire l’incontro è stata la vice preside, la prof. Rosalia Spanò, la quale nel porgere il proprio saluto e quello dell’intero istituto agli illustri relatori, ha sottolineato l’importanza del ricordare determinati fatti che hanno riguardato la storia del nostro territorio, ribadendo l’impegno della scuola ad abbracciare tutte quelle iniziative che tendono a sensibilizzare e a educare gli studenti ai valori di legalità, libertà e democrazia. La signora Manca, invece, ha sottolineato che continuerà a “cercare con forza” la verità sul suicidio/omicidio del figlio. Il fratello Gianluca, invece, ha ripercorso tutte le circostanze che hanno portato alla morte di Attilio Manca, sottolineando i vari paradossi che alla fine smascherano l’ipotesi del suicidio.

Lo scrittore Luciano Mirone, invece, ha evidenziato come in questa nostra terra di Sicilia si è persa la linea di confine tra il bene e il male, affermando che qui è più facile essere connivente con il “sistema”, che combatterlo. La provincia di Messina, definita una “provincia babba”, una “terra babba”, in realtà non lo è.

“Scrivendo il mio libro-inchiesta - ha detto Mirone agli studenti, non ho voluto sposare alcuna tesi: né quella del suicidio, né quella dell’omicidio. Mi sono limitato a raccontare i fatti, trovandomi davanti ad impressionanti omissioni e falsificazioni”. Rivolgendosi ai ragazzi o scrittore ha anche raccomandato di non abbassare mai la guardia, di non accettare compromessi e raccomandazioni, perché la mafia parte anche da lì.

Particolarmente soddisfatte per il buon esito dell’incontro le professoresse Scolaro e Giancola, le quali hanno sottolineato che “è necessario formare nei giovani una coscienza civile, in quanto è inscindibile il rapporto tra educazione e società, ed è proprio la cultura a svegliare le coscienze, rendendo i giovani consapevoli dei propri diritti e doveri”.

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