Nello splendido scenario del teatro antico di Tindari per il secondo anno l'Indiegeno fest richiama migliaia di giovani e meno giovani.

Si è svolta nei giorni scorsi a Tindari la seconda edizione dell'Indiegeno fest, il festival della musica indipendente, manifestazione unica nel suo genere in Italia, che, come ricordato dal direttore artistico Alberto Quartana in apertura, ha come scopo quello di valorizzare i talenti locali e il patrimonio territoriale e che proprio per questo è ospitata, pur con mille difficoltà, da una "terra difficile" come la Sicilia che ammalia per le sue bellezze, coperte spesso dai muri dell'ipocrito perbenismo.

E proprio con un testo di denuncia, ispirato alla vita di Peppino Impastato, "I muri" di Cassandra Raffaele, vincitrice del premio "Musica e Cultura 2015", é iniziato uno spettacolo affascinante e soprattutto "libero"...

Si, perché i giovani artisti che si sono avvicendati sul palco del Teatro Greco di Tindari, pulsante di vita ed entusiasmo come poche volte purtroppo succede negli ultimi anni, hanno cantato a squarciagola i loro no ai favoritismi politici, all'assenza di democrazia, all'omertosa voce di un popolo che preferisce nascondersi di fronte alle ingiustizie, ai "furbi che fanno solo casini".

Oltre che di no, il frizzante Tommaso Di Giulio, i magnetici Dimartino, l'intimistica energia di Levante e i ritmi rock di Colapesce (questi ultimi un pò sacrificati dal volume eccessivamente alto, derivato forse da qualche problema tecnico) hanno fatto risuonare il golfo pattese di inni all'amore, alla libertà, alla riscoperta della propria identità territoriale ed umana, facendosi portavoci d'eccezione delle nuove generazioni, che ieri sera hanno dimostrato di preferire il divertimento fatto di fragorose risate e buona musica allo sballo sterile ed effimero.

Unico vero mattatore della serata l'attesissimo Niccolò Fabi che, accompagnato dalle magiche note dello Gnuquartet, ha saputo far vibrare all'unisono non solo le mani, ma anche i cuori degli spettatori. Come lo stesso cantautore romano ha ricordato, non c'é potenza più grande di tante persone che battono insieme le mani, creando un ritmo unico, perché è proprio in quei momenti che ci si sente parte di un tutto, è in quel momento che si riscopre la vera essenza della democrazia, che il singolo si identifica con il vicino per riconoscersi in esso.

La musica, dunque, come fonte di comunione ed aggregazione; una musica, quella di Fabi, che ha annullato lo scarto generazionale, quando, abbattute le barriere anagrafiche, giovani e meno giovani si sono ritrovati a cantare ad una voce sola "Lontano da me" o "Vento d'estate", sotto lo sguardo compiaciuto, come sottolineato del cantautore, degli avi che un tempo affollavano la cavea del nostro teatro.

L'ultimo appello di Niccolò Fabi è stato rivolto all'amministrazione locale, affinché contribuisca all'affermazione dei giovani talenti, aiutandoli nel loro percorso di crescita morale ed artistica, promuovendo manifestazioni culturali capaci di valorizzare anche le bellezze territoriali senza timori e ritrosie, consapevole che "tra la partenza e il traguardo/ nel mezzo c'è tutto il resto/ e tutto il resto è giorno dopo giorno/e giorno dopo giorno è silenziosamente costruire/e costruire è potere e sapere rinunciare alla perfezione".

Infine, tutti gli artisti hanno salutato il pubblico estasiato sulle note di "La stagione dell'amore" di Franco Battiato, rendendo omaggio alla Sicilia e concludendo una manifestazione poliedrica ed innovativa, che, ci si augura, possa continuare a crescere anno dopo anno.

Di seguito le splendide foto di Maria Caroline Cozzo. Puoi vederle anche sul nostro profilo   o sulla nostra Pagina  . Se ti piacciono è gradito un

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