Duro attacco al Presidente del Consiglio Nicola Molica, tra i firmatari di un documento della maggioranza contro l'opposizione.

I consiglieri di minoranza non accettano le critiche e gli insulti ("mala fede, scarsa conoscenza, ... per meri fini elettorali, ... astio personale nei confronti del Sindaco e Giunta") contenuti in un comunicato stampa diramato a seguito del voto di astensione sul piano di riequilibrio voluto dal Comune a firma dei consiglieri comunali che appoggiano il sindaco Aquino, ad eccezione dei consiglieri Giusy Cannata a Francesco Arrigo che si sono rifiutati di firmare non condividendone i toni

Innanzitutto i sei consiglieri, Natalia Cimino, Filippo Tripoli, Mariella Gregorio Nardo, Federico Impalà, Giacomo Prinzi e Giovanni Di Santo, con una interrogazione urgente a risposta scritta pongono sette domande al sindaco Aquino in qualità di assessore al Bilancio, al Presidente del Consiglio Nicola Molica, al neo responsabile del Settore Finanziario ragioniere Carmelo Torre e al segretario generale del Comune Manganaro.

Vogliono sapere: 

  1. Come mai nessuno aveva fatto prima una ricognizione dei debiti?
  2. Come mai abbiamo pagato dei debiti fuori bilancio con data successiva rispetto a quelli “scoperti” solo recentemente dal dott. Torre?
  3. Di chi sono le responsabilità?
  4. Come mai nel rendiconto del 2019, approvato ad agosto, non vi è traccia di queste passività?
  5. Come mai la proposta di riequilibrio non è stata presentata negli anni precedenti?
  6. Come mai non sono state attuate le misure correttive disposte dalla Corte dei Conti?
  7. Come mai non sono state fatte le economie di spesa imposte dalla Corte dei Conti?
  8. Come mai la necessità di richiedere l’accesso al fondo di rotazione nonostante nella delibera non venga fatto cenno ad alcuna motivazione in tal senso?

Si tratta di domande che mirano a capire principalmente il perché si è arrivati a dover chiedere al Consiglio comunale di votare un piano di riequilibrio, e poi, cosa forse più importante, di chi siano le responsabilità in questa vicenda. Il dito i consiglieri lo puntano verso il sindaco Aquino, non nella qualità di primo cittadino, ma come assessore al Bilancio. L'attuale primo cittadino ha preferito tenere per se la delega al Bilancio, ricevendo più volte il disappunto da parte della minoranza consiliare per come veniva gestito questo delicato assessorato, in particolar modo dai consiglieri Gianni Di Santo e Giacomo Prinzi. Basti pensare che il Bilancio di previsione del Comune di Patti, cioè la programmazione delle risorse, come spendere i soldi in un determinato anno, è stato portato quasi sempre dalla Giunta Aquino per l'approvazione in Consiglio Comunale solamente pochi giorni prima della fine dell'anno. Cioè, per chi non è pratico di bilanci lo spieghiamo meglio, è stato chiesto ai consiglieri di approvare ad esempio il Bilancio di Previsione per l'anno 2018, come spendere in pratica i soldi durante l'anno 2018, gli ultimi due-tre giorni del mese di dicembre. La legge impone che il Bilancio di Previsione venga presentato di norma entro il 31 Marzo, con solitamente proroga al 30 aprile. Qui a Patti viene presentato di norma a fine dicembre. Che tipo di programmazione si può fare in questo modo? Eppure nessuno della maggioranza ha mai obiettato, anzi.

Nella nota dei sei consiglieri di minoranza al presidente Molica viene contestato di non essere super partes come il ruolo impone. L'attuale presidente ha purtroppo il vizio di votare insieme alla maggioranza tutte quelle volte che il suo voto è determinante, o quando vi è necessità di dare dimostrazione di compattezza nella coalizione che appoggia il sindaco. Con l'uscita dalla maggioranza dei consiglieri Salvo e Musmeci, il voto del presidente è indispensabile per non far bocciare determinati punti proposti dalla Giunta o serve per bocciare punti proposti dalla minoranza. Ma la cosa che forse più del voto ha mandato su tutte le furie la minoranza è la firma del presidente in calce alla nota stampa contro l'opposizione. Un attacco a una parte del Consiglio comunale, che seppur legittimo, forse forte nei toni e pesante nelle affermazioni, ai limiti della diffamazione sostengono i consiglieri di minoranza, che non doveva essere firmato dal presidente che deve garantire che ognuno possa esprimere in piena libertà il proprio voto, sia esso a favore o contrario, o come nel caso del Bilancio di Previsione di astensione. Probabilmente nella maggioranza, in particolar modo la consigliera Melina Virzi, la quale a fine seduta ha duramente criticato i consiglieri di minoranza tacciandoli di non voler bene a questa città, dimentica che la maggior parte dei consigli comunali in questi anni si sono potuti svolgere spesso e volentieri grazie alla presenza in aula della minoranza. Più volte noi abbiamo criticato la minoranza, rea a nostro avviso di tendere troppo spesso la mano all'amministrazione Aquino, soprattutto in fase di approvazione dei bilanci. Chissà perché in quel caso nessuno dalla maggioranza ha detto nulla; perché nessuno ha parlato di opposizione responsabile, di gruppo che tiene alle sorti della Città. Perché la consigliera Virzì, il cui gruppo politico, è bene ricordarlo, ha ufficialmente tolto l'appoggio all'amministrazione Aquino presentando poco dopo la candidatura a sindaco alle prossime amministrative dell'ex primo cittadino di Montagnareale Anna Sidoti, quando l'opposizione presentava mozioni che impegnavano l'amministrazione a intervenire su porzioni del territorio per risolvere problemi, per portare la luce lì dove non ve ne era ancora, per chiedere di mettere maggiore attenzione e impegno nella gestione della cosa pubblica, ha votato contro, insieme ai suoi colleghi di maggioranza. Irresponsabile? Non vuole bene alla Città, ne lei ne i consiglieri di maggioranza? Mai la minoranza l'ha tacciata di ciò. Nella vita bisogna essere obiettivi, e con le esternazioni al termine del Consiglio comunale a nostro avviso la consigliere Virzì non lo è stata affatto, ha semplicemente difeso, legittimamente, una posizione che, per quanto detto prima, era secondo noi indifendibile. In tutto ciò il presidente si è limitato a guardare, non è intervenuto, anche se la seduta era ormai sciolta, quando la Virzi ha dato degli irresponsabili ai consiglieri di minoranza, insieme a Salvo e Musumeci anche loro astenuti. Un atteggiamento quello di Molica ben distante da quello tenuto dai presidenti del Consiglio che si sono succeduti negli ultimi 20 anni, e che oggi sembra spingere i consiglieri a chiederne le dimissioni. "Quando si è “costretti” a simili atteggiamenti - hanno scritto i consiglieri di minoranza in una nota alla stampa, si rende necessario mettere da parte il ruolo istituzionale rassegnando le dimissioni". Probabilmente, a nostro avviso, avrebbero dovuto già farlo diversi anni addietro. Le mancate dimissioni di Molica potrebbero portare a uno stallo del Civico Consesso con l'astensione alla partecipazione dei consiglieri di minoranza sino a quando non verrà eletto un nuovo presidente, e comunque porterà a un clima all'interno del Civico Consesso non più sereno. 

Intanto si attende di capire quale saranno le prossime mosse dell'amministrazione. Presenterà il Bilancio, presentando nuovamente una richiesta di riequilibrio? Non sarà possibile chiudere il Bilancio e verrà dichiarato il dissesto? Sarà un commissario a votare il Bilancio, sciogliendo il Consiglio comunale prima della scadenza naturale? Non sappiamo quale sarà la strada corretta in questi, il tempo ci darà comunque risposta. Certo è che diversi comuni viciniori, vedi Brolo o Milazzo, negli anni scorsi hanno dichiarato il dissesto finanziario, ma nonostante ciò sono riusciti a rialzarsi con più energia e grinta. Qui la maggioranza, secondo noi, sta cercando di creare nell'opinione pubblica un clima di timore, facendo presagire catastrofi, tempi bui, tasse alle stelle e quant'altro, nel caso in cui sono si riuscisse in qualche modo a sistemare il bilancio. La verità, a nostro avviso, è che nel caso in cui non si riesca a chiudere questo benedetto Bilancio, la situazione disastrosa dell'Ente Comune dovrà obbligatoriamente avere un responsabile e quindi un nome, e nel caso specifico non può che essere quello dell'amministrazione attiva, colei cioè che gestisce le finanze dell'Ente, e dei consiglieri che l'hanno appoggiata senza mai obiettare nonostante i richiami della Corte dei Conti.

E questa situazione non potrà non essere oggetto della prossima campagna elettorale. Per questo motivo l'amministrazione comunale e la maggioranza consiliare faranno di tutto per "costringere" la minoranza a votare il Bilancio, ricorrendo anche al senso di responsabilità, e facendo presagire tempi difficili per i cittadini, pur di non farsi ricordare come coloro che hanno portato per la prima volta il Comune di Patti al dissesto. E' bene ricordare, infatti, che i soldi dei cittadini vengono spesi dalla Giunta, l'amministrazione attiva. I consiglieri comunali hanno semplicemente un ruolo di indirizzo e controllo. Per quanto riguarda l'indirizzo, l'opposizione è rimasta quasi sempre inascoltata. Per il controllo ci spiace rilevare che poco è stato fatto, quello presentato oggi, comunque, è un atto di controllo. Vediamo a cosa porterà! 

 

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