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Attualità

Via Mancuso: aperta, chiusa, rattoppata. E poi da capo

Chiusure, perdite d'acqua e riparazioni improvvisate: via Mancuso è ancora off limits. E i cittadini aspettano.

| Domenico Pantaleo | Attualità

@ Pattionline

Chiusure, perdite d'acqua e riparazioni improvvisate: via Mancuso è ancora off limits. E i cittadini aspettano.

Inaugurata il 5 gennaio 2019, via Prof. Michele Angelo Mancuso avrebbe dovuto essere un'opera completata. Sette anni dopo, sembra piuttosto un work in progress senza fine.

Il debutto, già di per sé, non fu dei migliori: pochi giorni dopo il taglio del nastro, un forte temporale pensò bene di smontare l'asfalto appena posato. L'allora amministrazione Aquino impose prontamente alla ditta esecutrice di rifare tutto daccapo. Un inizio col botto, verrebbe da dire - nel senso letterale del termine.

Da lì in poi, per circa cinque anni, la strada ha tenuto. Poi, come in un copione scritto male e recitato peggio, sono arrivati i guai: una grada divelta, poi un'altra, poi ancora la stessa, una perdita d'acqua, poi la stessa perdita, poi ancora la stessa identica perdita. Un tormentone, ma senza la parte divertente. Le chiusure al traffico si sono susseguite con una cadenza che molti automobilisti conoscono ormai a memoria.

Il paradosso, però, è servito: ogni volta che si interveniva, il problema si ripresentava puntuale come una bolletta. L'ultima riapertura - quella dei lavori conclusi il mese scorso - ha lasciato più di qualche perplessità. Perché a Patti, evidentemente, "lavori a regola d'arte" è un'espressione soggetta a libera interpretazione.

Le foto parlano chiaro: una grada "riparata" con un pezzo di fil di ferro – una tecnica che difficilmente si riesce a trovare nei manuali di ingegneria stradale - e un manto in asfalto a granula grossolana, non pressato, su una strada in forte pendenza dove parte della carreggiata è riservata al transito dei pedoni. Una combinazione che, in termini di sicurezza, lascia quanto meno perplessi. E non parliamo delle grade otturate dal cemento che alle prime piogge non potranno raccogliere l'acqua piovana causando notevoli disagi a chi vive nella parte alta della via Sant'Antonino. 

E infatti, eccoci di nuovo al punto di partenza: la strada è nuovamente chiusa, questa volta per un intervento di diversa natura. Viene spontaneo chiedersi: non sarebbe stato più logico eseguire tutti i lavori necessari durante i mesi in cui la strada era già interdetta al traffico? Una domanda semplice, forse persino ingenua. Ma tant'è.

La questione non è di poco conto. Parliamo di una via di comunicazione importante, percorsa giornalmente da centinaia di cittadini che la utilizzano per non rimanere imbottigliati in piazza XXV Aprile o nella via Crispi. Una strada in quelle condizioni rappresenta un pericolo reale, tanto per le autovetture quanto - e soprattutto - per i pedoni, sempre se riescono a transitare con tutta quell'erba sulla corsia pedonale. L'amministrazione comunale farebbe bene a valutare con attenzione l'opportunità di riaprirla, e soprattutto a verificare se i lavori eseguiti rispettino davvero gli standard richiesti. In caso contrario, la ditta andrebbe chiamata a rifare il lavoro come si deve.

Perché i danni ai veicoli dei cittadini - e auspichiamo vivamente che si limitino solo a quelli - potrebbero tradursi in richieste di risarcimento a carico del Comune. E pagare due volte per un lavoro fatto male, oltre che costoso, sarebbe anche una beffa molto difficile da digerire.

Le foto sono di giorno 10 aprile 2026

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