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Attualità

Depuratore di Patti: 580 giorni di ritardo e intanto la fogna finisce in mare

I lavori non finiscono. Lo sversamento non si ferma. Le autorità non si vedono.

| Domenico Pantaleo | Attualità

@ Pattionline

I lavori non finiscono. Lo sversamento non si ferma. Le autorità non si vedono.

C'è una tabella affissa davanti al depuratore comunale di Patti. La leggono in pochi, ma dice molto. Dice che i lavori sono iniziati il 14 novembre 2022. Dice che la consegna definitiva dei lavori era prevista per il 4 aprile 2023. Dice che la fine dei lavori era fissata 540 giorni dopo l'avvio del cantiere, cioè il 25 settembre 2024 (considerando come data di inizio effettiva il 4 aprile 2023). Quello che la tabella non dice - e che nessuno, fino ad ora, sembra voler dire ad alta voce - è che oggi, 28 aprile 2026, quei lavori non sono ancora terminati.

Sono passati 1.261 giorni dalla consegna formale del cantiere. In totale 580 giorni in più rispetto alla scadenza contrattuale. Quasi due anni di ritardo su un'opera da 3,3 milioni di euro, affidata da Invitalia per conto della Struttura del Commissario Unico per la Depurazione all'impresa Alak di Brolo.

Il progetto era - ed è, almeno sulla carta - di quelli importanti. L'obiettivo dichiarato era portare l'impianto a trattare i reflui di oltre 23.000 abitanti equivalenti, attraverso la realizzazione di nuove unità di trattamento acque e fanghi, la razionalizzazione degli impianti di sollevamento lungo la fascia costiera della Playa e della zona di Case Nuove, nuovi collegamenti idraulici ed elettrici e la posa di nuove condotte prementi. Opere strutturali, fondamentali, non rimandabili.

Eppure rimandabili lo sono state eccome. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno.

E nel frattempo, il depuratore scarica a mare. Non è un'ipotesi, non è una voce di corridoio. Le immagini sono lì, inequivocabili. Si potrebbe ironicamente ipotizzare che si tratti di Coca-Cola - ma non risulta che l'impianto di depurazione di Patti sia stato riconvertito in uno stabilimento di bibite. Le acque reflue finiscono nel golfo da tempo - non da ieri, non da una settimana. Da un periodo che nessuno, tra chi di dovere, sembra voler quantificare né fermare.

Scaricare acque reflue non trattate in mare è un reato ambientale. Non un'irregolarità. Non una mancanza. Un reato, perseguibile penalmente. Lo dice il Codice dell'Ambiente. Lo sanno bene diversi sindaci di questo tratto di costa, finiti negli anni davanti alla magistratura proprio per fatti analoghi. Eppure lo sversamento continua. Eppure il golfo si avvelena. Eppure la stagione balneare si avvicina - e con essa il rischio concreto che migliaia di cittadini e turisti entrino in un'acqua contaminata da fognature, ignari di tutto.

Dov'è chiunque abbia un ruolo di vigilanza e controllo su questo tratto di costa? Servono ispezioni. Servono verifiche. Servono provvedimenti immediati. Serve che qualcuno si assuma la responsabilità di quello che sta accadendo - e che cessi di accadere.

Nei giorni scorsi, anche l'ex primo cittadino Mauro Aquino ha deciso di rompere il silenzio, affidando a una diretta Facebook la sua richiesta di chiarimenti sul mancato rispetto dei termini contrattuali. È bene ricordare che era stata proprio la sua amministrazione a istruire la pratica e seguire l'iter del finanziamento, ufficializzato 130 giorni dopo il passaggio di consegne. Comprensibile, dunque, la sua amarezza. Ma non basta una diretta social a fermare uno sversamento illegale.

Di chi sia la responsabilità diretta, non lo sappiamo. Ma qualcuno responsabile c'è. E sarebbe il caso che emergesse presto - prima che a stabilirlo sia un avviso di garanzia.

Il golfo di Patti non può aspettare altri 540 giorni.

Nota per i lettori — Ci scusiamo per i limiti della tecnologia: il video che accompagna questo articolo restituisce le immagini, ma non gli odori. Per un'esperienza completa e immersiva, chi volesse farsi un'idea più precisa della situazione può sempre concedersi una passeggiata in spiaggia e riempirsi i polmoni alla fonte. Ingresso libero, profumo incluso.

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