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Attualità

Patti, cimitero nel degrado: impianto elettrico da terzo mondo

Cittadini infuriati per il blackout continuo: "Paghiamo un servizio fantasma".

| Domenico Pantaleo | Attualità

@ Pattionline

Cittadini infuriati per il blackout continuo: "Paghiamo un servizio fantasma".

Il rispetto per i defunti e per chi resta a piangerli dovrebbe essere il principio cardine di ogni civiltà. A Patti, invece, sembra essere diventato un optional negoziabile. Da diversi giorni, il cimitero comunale è ripiombato nel buio. Le luci perpetue, quelle che dovrebbero simbolicamente vegliare sui nostri cari, sono spente. Un blackout che non è un fulmine a ciel sereno, ma l'ennesimo capitolo di una saga di incuria che si trascina ormai da troppo tempo.

I cittadini sono stufi, e hanno tutte le ragioni per esserlo. Non si tratta di una temporanea sfortuna tecnica: è un disservizio cronico che si scontra violentemente con le tasche dei contribuenti.

La situazione strutturale del camposanto ha superato il livello di guardia. Definire "fatiscente" l’impianto elettrico è un generoso eufemismo. Chiunque si rechi a fare visita a un parente scomparso si trova davanti a uno scenario surreale e degradante: un groviglio di fili della luce che "camminano" letteralmente per terra, adagiati sul suolo senza alcuna protezione o canalizzazione idonea.

Oltre a essere un insulto al decoro, questa condizione rappresenta un reale pericolo per l'incolumità pubblica. Il rischio di scivoloni, inciampi e cadute è all'ordine del giorno, specialmente per la popolazione più anziana che frequenta assiduamente quei luoghi.

"È diventato un percorso a ostacoli. Si va a pregare con l'ansia di finire a terra per colpa di un cavo volante", commenta un cittadino esasperato.

La presenza di cavi elettrici vaganti sul pavimento crea un effetto domino tanto grottesco quanto fastidioso. Mancando una struttura di isolamento, i visitatori, camminando e facendo attenzione a non rompersi qualche gamba a causa del dissesto di quasi tutto il cimitero, finiscono inevitabilmente e involontariamente per inciampare nei fili, provocandone spesso la rottura.

Il risultato? Intere aree del cimitero e decine di tombe rimangono improvvisamente senza corrente elettrica. Un circolo vizioso in cui l'utente, oltre a subire il disservizio, diventa l'inconsapevole causa della rottura di un impianto che semplicemente non dovrebbe stare lì, sotto le scarpe dei passanti.

Di fronte a questo scenario, la domanda sorge spontanea e legittima, rimbalzando tra i vialetti del cimitero e i social network: è giusto pretendere il pagamento di un canone annuale per un servizio erogato a singhiozzo?

Nessuna continuità: La corrente va e viene, e le lampadine rimangono spente per giorni interi.

Nessuna manutenzione: L'impianto non viene ammodernato da tempi immemorabili, lasciando i cavi esposti alle intemperie e al calpestio.

Nessun rispetto per il cittadino: Si esige puntualità nei pagamenti delle tasse comunali, ma si restituisce un servizio inefficiente e insicuro.

I cittadini di Patti non chiedono miracoli, chiedono decenza. Chiedono che i soldi versati per le lampade votive vengano utilizzati per rendere l'impianto sicuro e funzionante. Lo diciamo da decenni. L'amministrazione comunale e gli uffici competenti non possono continuare a fare finta di nulla o a rincorrere l'emergenza facendo eseguire riparazioni fittizie ed estemporanee. È tempo di rifare l'impianto da zero e di restituire dignità a un luogo sacro.

La precedente amministrazione comunale, guidata dal sindaco Mauro Aquino, aveva ricevuto da un privato un’offerta per la gestione del cimitero del centro. Ritenendo che la proposta fosse nell’interesse della collettività l’allora primo cittadino chiese al privato di ampliare l’offerta inserendo anche i cimiteri di Sorrentini e Scala di Patti. A quel punto gli uffici valutarono la proposta e la Giunta dichiarò la fattibilità tecnica del progetto. Il passaggio successivo sarebbe stato quello di pubblicare un project financing, una gara pubblica, attraverso il quale un altro privato avrebbe potuto presentare un’offerta più vantaggiosa per il Comune.  Ma arrivarono le elezioni e la questione passò all’amministrazione del sindaco Bonsignore. La nuova giunta revocò l’inserimento del progetto nel piano triennale delle opere pubbliche. Si pensava che avessero in serbo una soluzione differente per riqualificare il nostro martoriato cimitero, ma a distanza di quasi cinque anni nulla si è visto, solo silenzio. Peccato, sarebbe stata l’occasione giusta per sistemare da cima a fondo il cimitero, renderlo decoroso, rifare gli impianti elettrici e realizzare nuovi loculi.  Adesso il silenzio del cimitero è interrotto dalle proteste dei vivi: qualcuno, a Palazzo Galvagno, accenda la luce della responsabilità.

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